Il problema che nessuno ti dice
Ogni volta che apri una conversazione con un'AI, quella parte da zero. Non ricorda la sessione di ieri, le decisioni che avete preso insieme, com'era configurato il tuo progetto, le regole che ti eri dato. È come avere un collega bravissimo che ogni mattina si sveglia senza memoria del giorno prima.
Oggi ho ripreso un lavoro su un mio progetto. L'AI con cui lavoro — quella che esegue il codice sul computer — non ricordava nulla della volta precedente. Eppure in pochi minuti sapeva tutto: dove vive il codice, come si pubblica online, quali decisioni avevo già preso e perché. Non perché se lo ricordasse. Perché era tutto scritto in Timo, e lei lo ha letto prima di iniziare.
Cosa era già pronto
All'avvio l'AI ha letto due appunti di partenza e, seguendoli, una decina di altre note: la mappa dei server, dove sta il codice e come si aggiorna, le convenzioni del progetto, il metodo di lavoro concordato. Undici note già scritte, sei ricerche nell'archivio. Niente di tutto questo è stato ricostruito: era già lì, pronto da leggere.
Il lavoro di oggi
Il compito era un difetto su due pagine del sito: in versione inglese, una parte di testo restava in italiano e un link riportava sempre alla home sbagliata. Roba concreta, di quelle che ogni progetto ha a decine. L'AI ha trovato i file giusti, replicato lo schema già usato altrove, sistemato quattro file, e verificato che tutto compilasse senza errori.
Gli errori (perché sono successi davvero)
Non è andato tutto liscio, e questa è la parte onesta della storia. L'AI ha commesso alcuni errori reali durante la giornata.
Ha iniziato a modificare il codice prima di leggere le regole di lavoro che mi ero dato — le ha lette solo dopo. A un certo punto ha scritto nell'archivio una regola sbagliata su come si pubblica il progetto, basandosi su un appunto vecchio invece di verificare: e quella regola sbagliata, applicata subito dopo, ha fatto fallire i tentativi successivi. Ha provato più volte ad accedere a una password di sistema dalla porta sbagliata, sbattendo contro i blocchi di sicurezza.
Il fix vero era pronto presto. Il tempo l'ha mangiato il giro a vuoto per pubblicarlo — e quel giro a vuoto nasceva da un'informazione registrata male.
Qui entra in gioco Timo — due volte
La cosa interessante è come questi errori sono stati corretti. Non chiedendo a me di rispiegare tutto. L'AI è tornata nell'archivio: ha riletto il metodo di lavoro corretto, ha ritrovato — cercando nella cronologia con due sole operazioni — come il progetto era stato pubblicato le volte precedenti, e ha rimesso a posto la propria comprensione.
E poi ha fatto la cosa che conta di più: ha riscritto le regole perché l'errore non si ripeta. Ha corretto la regola sbagliata sulla pubblicazione, ha sistemato un puntatore che mandava a un appunto inesistente, ha aggiunto un promemoria di "controlli prima di iniziare". Otto note aggiornate, perché la prossima sessione — che ripartirà ancora una volta senza memoria — trovi la strada giusta già spianata. L'errore di oggi diventa la prevenzione di domani.
Il conto: cosa sarebbe costato senza
Qui sta il punto. Se oggi quei dati non fossero stati in Timo, l'AI avrebbe dovuto ricostruire tutto da zero: mappare i server uno per uno, capire come si pubblica il progetto esaminando il sistema a tentoni, ritrovare le convenzioni, recuperare dove stanno le password.
La stima, motivata e non buttata lì: dalle 3 alle 4 ore e mezza in più, e tra i 150.000 e i 400.000 "gettoni" di elaborazione in più — la valuta con cui si misura il lavoro di un'AI — solo per tornare al punto di partenza. Prima ancora di scrivere una riga utile.
Ma il numero non è nemmeno la cosa più grave. Alcune informazioni — il perché di una decisione presa settimane fa, certi codici di accesso, le regole di come lavoriamo insieme — non sono affatto ricostruibili in autonomia. Le avrebbe dovute rifornire io. E io uso Timo proprio per non doverle tenere tutte in testa. Senza quella memoria esterna, il peso del "ricominciare da capo" sarebbe ricaduto sulla persona che Timo serve, appunto, a sollevare da quel peso.
In sintesi
Le AI non hanno memoria tra una sessione e l'altra. È un limite vero, non un dettaglio. Timo è la memoria che manca: l'AI riparte da zero ogni volta, ma trova tutto già scritto — e quando sbaglia, impara una volta sola.
— Rodolfo
