Quale prompt scegliere

Ogni canale ha una fisica diversa: il social vive di scroll e prime tre parole, l'articolo di profondità, la newsletter di intimità. Usare lo stesso prompt per tutti e tre è la ragione numero uno per cui i testi AI si assomigliano. Scegli in base a dove pubblichi.

  • Post per social (Instagram, LinkedIn, Facebook): primo prompt, costruito su un gancio iniziale forte e una chiamata all'azione chiara.
  • Articolo di blog: secondo prompt, che chiede struttura, esempi concreti e un angolo non scontato.
  • Newsletter: terzo prompt, che punta sul tono da persona a persona e su una sola idea per email.

Come si fa

  1. Apri l'assistente AI che preferisci.
  2. Copia il prompt del canale giusto.
  3. Sostituisci argomento, pubblico e — questo è il pezzo che quasi tutti saltano — incolla due righe di un tuo testo passato che ti piaceva, così l'AI imita la tua voce invece di inventarne una generica.
  4. Invia, leggi, correggi a voce: "più corto", "togli la domanda iniziale", "rendi il finale meno pubblicitario".

La sintassi operativa per un post social:

Agisci come un social media manager che scrive per profili autentici, non aziendali.
Scrivi 3 versioni di un post su questo argomento: "perché ho smesso di rispondere alle email dopo le 19".
Pubblico: liberi professionisti che lavorano troppo e si sentono in colpa a staccare.
Per ogni versione: un gancio nelle prime 8 parole, un corpo di 4-5 righe, una domanda finale che invita a commentare.
Vincoli: niente emoji a raffica, niente frasi motivazionali da poster. Tono di chi racconta una cosa vera che gli è successa.

La sintassi operativa per un articolo di blog:

Agisci come un giornalista esperto del mio settore.
Scrivi la scaletta e il primo paragrafo di un articolo su: "come scegliere un commercialista".
Pubblico: chi apre partita IVA per la prima volta.
Voglio un angolo non ovvio: parti da un errore comune, non da una definizione.
Formato: titolo, 5 sottotitoli, e sotto ognuno una riga su cosa coprirà.
Vincoli: niente apertura tipo "in un mondo sempre più digitale". Inizia con un fatto o una situazione reale.

La sintassi operativa per una newsletter:

Agisci come un autore di newsletter che scrive a un amico, non a una lista.
Scrivi una email su: "una cosa che ho imparato sbagliando questa settimana".
Pubblico: chi mi segue per i consigli pratici sul lavoro autonomo.
Una sola idea, sviluppata bene. Apri con la scena, chiudi con cosa può fare il lettore.
Vincoli: niente "spero che questa email ti trovi bene". Vai dritto. Massimo 250 parole.

Dopo la prima bozza, leggila ad alta voce. Se inciampi su una frase o ti suona finta, è lì che l'AI ha messo il pilota automatico: segnalala e chiedi "riscrivi questa frase come la direbbe una persona vera".

Esempio concreto

Luca cura il profilo LinkedIn di una piccola agenzia. Doveva annunciare un nuovo servizio e il primo tentativo a mano gli era uscito da brochure. Ha incollato il prompt social, ha messo come pubblico "responsabili marketing di PMI che non hanno tempo", e ha aggiunto due righe di un suo vecchio post andato bene come esempio di tono.

L'AI ha prodotto tre versioni. La prima partiva con "Abbiamo lanciato un nuovo servizio" (cestinata). La terza partiva con "Un cliente la settimana scorsa mi ha detto una cosa che mi è rimasta". Luca ha tenuto quella, ha cambiato l'esempio con uno vero suo, e l'ha pubblicata. Tempo: cinque minuti invece di mezza giornata di rimando.

Quando NON funziona (e come rimediare)

Se tutti i post escono con lo stesso ritmo e le stesse frasi

L'AI ha un suo stile di default e ci ricade se non glielo impedisci. Il rimedio è l'esempio: incolla sempre due o tre righe di un testo tuo che funzionava e scrivi "imita questo registro, non il tuo". È la tecnica più sottovalutata e la più efficace: mostrare un esempio calibra la risposta meglio di qualsiasi aggettivo sul tono.

Se l'articolo è lungo ma non dice niente

Capita quando chiedi "scrivi un articolo su X" senza un angolo. L'AI riempie spazio con definizioni da enciclopedia. La via d'uscita: imponi un angolo nel prompt ("parti da un errore comune", "raccontalo dal punto di vista di chi sbaglia"). Un angolo costringe il testo ad avere un punto di vista, e un punto di vista ha sempre qualcosa da dire.

Se la newsletter suona come una pubblicità

Aggiungi il vincolo "niente chiamate all'azione aggressive, niente urgenza finta". E taglia tu l'ultima frase: nove volte su dieci l'AI chiude con un invito commerciale di troppo. Una newsletter che dà valore e basta vende più di una che chiede di comprare a ogni riga.

Un consiglio da chi lo usa davvero

Costruisci una volta sola il tuo "prompt di voce": un blocco fisso che descrive il tuo tono, il tuo pubblico e include due esempi dei tuoi testi migliori. Lo salvi in una nota e lo incolli in testa a ogni richiesta. Smetti di rispiegare chi sei a ogni conversazione, e la coerenza tra un contenuto e l'altro smette di essere un problema.

Domande frequenti

Quanto devo riscrivere a mano dopo l'AI?

Conta sul 20-30 per cento: il gancio iniziale, l'esempio concreto (che deve essere tuo e vero) e l'ultima frase. Il corpo centrale l'AI lo fa bene. Se stai riscrivendo tutto, il problema è nel prompt, non nel testo: dagli più contesto e un esempio del tono.

Posso programmare i post direttamente dall'AI?

L'AI scrive il testo, ma la pubblicazione la fai tu o uno strumento di programmazione (lo trovi nelle impostazioni della piattaforma o in app dedicate). Se non trovi il pulsante per programmare, cerca "pianifica" nel menu di pubblicazione: il nome cambia spesso, la funzione c'è quasi sempre.

I social puniscono i contenuti scritti dall'AI?

No, e qui sta l'equivoco da chiarire. Gli algoritmi misurano se la gente si ferma, legge, commenta e condivide. Non hanno un sensore "scritto da AI". Un post che genera reazioni vere viene spinto, chi l'abbia scritto è indifferente. Quello che affossa la portata è il contenuto noioso o copiato, non l'autore. Il giudice resta la reazione del lettore.